Vai al contenuto

“Silenzio Bruno”

    Alcuni giorni fa ho avuto una visita speciale, con una giovane paziente. Stiamo lavorando da alcuni mesi su tanti aspetti che riguardano il suo rapporto con il cibo.

    Ieri sera ho riguardato il film Luca, perché quando cerco ispirazione la Pixar da sempre ottimi spunti.

    E ragionavo.

    Magari anche tu hai conosciuto da vicino il dolore, lo hai toccato, lo hai rivissuto, ci hai sbattuto il muso e non ci hai trovato un senso.

    Ancora e ancora.

    Anzi, talvolta sembra dissolverti ogni volta che lo fissi; ogni volta che viene a trovarti nelle tue notti insonni.

    E quel dolore, senza parole, senza trama e senza storia ti ha reso incerta, impaurita, sconfortati. Stanca.

    Magari ha iniziato a cambiarti e a farti vivere in un modo diverso l’alimentazione. Facendoti vivere ogni pasto con angoscia e panico. 

    O peggio ancora, annullando completamente qualsiasi sentimento positivo nei confronti del cibo.

    In Luca, un amico lo precede e lo aiuta.

    Lo aiuta non come un maestro, ma offrendogli la sua istintività per combattere ogni ritrosia e spingendolo a dare un nome preciso alle sue paure, così da zittirle ogni volta che sarà richiesto, dalla vita, di buttarsi giù a rotta di collo per non perdersi la bellezza di ogni cosa:

    “Silenzio, Bruno!”.

    Quel grido è un “numero uno” che trionfa sul panico, sulle fobie, sulle depressioni, sulle resistenze che abbiamo avuto in sorte, sugli incontri sbagliati che ti son capitati e di cui non hai nessuna colpa.

    “Silenzio, Bruno!”.

    Il dolore ci sarà, forse per sempre, forse ancora per poco, ma, hai il potere di farlo tacere, perfino nelle tue notti bianche, perfino quando nessuno è restato ad ascoltarti, perfino quando tutto sembra perso, sconosciuto o la tua stima è chiusa in fondo a chissà quale ricordo che ha chissà quale volto.

    “Silenzio,…!”

    capisci per tratti e istanti brevissimi, che il tuo dolore ha avuto da sempre un nome.

    E questo nome è diverso per ognuno di noi.
    Ma saperlo riconoscere,
    Saperlo chiamare,
    Saperlo zittire quando serve,
    questa è l’arma più potente che hai.